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Serge Mansau con in mano un flacone di vetro

Serge Mansau, scultore di flaconi

Un artista al servizio del lusso.

Serge Mansau nasce il 28 giugno 1930 a Parigi e muore l’11 febbraio 2019 a Houdan. In oltre quarant’anni di carriera diventa uno dei più grandi creatori di flaconi di profumo del XX secolo, vestendo più di 250 creazioni olfattive.

Scultore, disegnatore, scenografo, ama tanto soffiare il vetro quanto intagliare il legno. Allievo del regista Charles Dullin, porta al profumo una sensibilità che viene tanto dal teatro quanto dalle arti plastiche. Lui stesso riassumeva così il suo approccio: «L’idea non è fare flaconi, ma il legame tra l’industria del lusso e l’arte.»

Una carriera nata da un colpo d’audacia

Negli anni ’60 il giovane Mansau viene ingaggiato da Helena Rubinstein per allestire le sue vetrine del Faubourg-Saint-Honoré. Un giorno osa dirle che i flaconi che deve mettere in scena non gli piacciono granché. Lei gli risponde: «Se pensa di poter fare di meglio, faccia pure.»

Raccoglie la sfida e nel 1960 disegna il suo primo flacone, per il profumo Skin Dew. Sarà l’inizio di una lunga collaborazione con le più grandi maison: Guerlain, Hermès, Lubin, tra le altre. Nel 2010 è nominato commendatore dell’Ordre des Arts et des Lettres.

Il flacone di Idole: un dialogo con il profumo

Tra le sue creazioni, il flacone originale di Idole per Lubin occupa un posto a parte. Illustra la sua filosofia: non fabbricare un semplice contenitore, ma costruire un ponte tra l’oggetto e l’opera olfattiva che custodisce.

La sua forma si ispira alle vele gonfie di una feluca tradizionale; il tappo assume quella di una maschera africana scolpita in legno d’ebano, sormontata da una collana di perle colorate. Mansau descriveva così la sua ispirazione: «Dalla costa dell’Africa orientale alle isole della Sonda, da Zanzibar a Makassar, i mercanti che da secoli trasportano le spezie per mare issano le vele e sfidano la tempesta… una bottiglia a forma di vela ai sette venti di una feluca che trasporta un idolo d’ebano affumicato, feticcio della sua tribù di eterni viaggiatori.»

Questa descrizione è di una vicinanza sorprendente con quella della profumiera Olivia Giacobetti, autrice della fragranza di Idole: «Come un fuoco di giungla, l’intensità di un liquore di legno, dalle spezie ardenti, la dolcezza della canna da zucchero e il calore del cuoio.» Lo stesso immaginario — vie delle spezie, incontro Africa-Asia, legni preziosi, viaggio — si ritrova tradotto due volte: nella fragranza e nel vetro scolpito. Secondo Gilles Thévenin, allora proprietario di Lubin, tutto è nato da un’unica conversazione, senza brief scritto, che ha nutrito i due creatori in parallelo.

Questo flacone audace, oggi considerato uno dei più belli del XXI secolo, è diventato un autentico pezzo da collezione.